· 

Incanto del corpo

Ho sempre avuto un debole verso il corpo che vedevo trattare come fosse strumento  necessario alla vita ma non al punto da porlo al centro della tutela intesa come consapevolezza dei suoi bisogni unici e specifici. Il corpo che è l'unica nostra vera proprietà ed identità viene costantemente maltrattato e posto al servizio della comunità. Se la comunità è nata per salvaguardare la vita si è poi distaccata trasformandosi persino in ciò che la nega , vita che già è sapienza e che ne richiede soltanto il riconoscimento.  La sapienza non è soltanto cognitiva, funzionale ai compiti della comunità, la sapienza è anche emozionale e non ci sono corpi di primo, secondo e terzo ordine. Corpi che valgono e corpi che non valgono.  Il corpo è il cervello ed il cervello ha due emisferi, quello destro emotivo e quello sinistro cognitivo, entrambi sono il corpo di ciascuno di noi.  Il mondo emotivo rivolto all'interno , deputato alla memoria affettiva e all'identità, ed il mondo cognitivo rivolto all'esterno, deputato al linguaggio, alla psiche, alla mente.

Questi due mondi sono necessari per assicurare la pienezza espressiva della vita. Motivo per cui quando prevale per lungo tempo una delle due funzioni si spezza l'equilibrio che consente alla vita di esprimersi e crea malessere e surrogati di vita.  

Ciò che mi ha sempre affascinato dell'antica cultura cinese, quella taoista dei primordi, è la capacità di aver compreso esattamente questi due lati della unità di vita, chiamati yin e yang, e di aver considerato il cuore e la mente come uniti nel centro intermedio del nostro corpo e deputati alla vita.  Ciò ha permesso loro di considerare gli elementi emotivi come non distinti dal corpo.  

La psicosomatica che  noi conosciamo nella modernità e che oggi aumenta la sua importanza in corrispondenza all'aumento di fattori stressogeni di cui si accetta finalmente la portata anche per il  malessere fisico, è la rivisitazione di antiche conoscenze.    

L'orientamento odierno non ancora attribuisce al corpo la sapienza olistica e pertanto si concentra sulle sinapsi del cervello legato all'emisfero sinistro per attivare quelle dell'emisfero destro con programmi di studio, conferenze, corsi, letture,  ascolti e suggerimenti psicologici, il tutto improntato sul linguaggio, nella speranza di ricucire la frattura e riportare l'equilibrio dove era venuto meno.  

Ciò che manca è l'attribuzione al corpo di quella unità che le compete.  Il corpo è l'unità della differenza, il corpo non è nè la parte destra nè la parte sinistra del cervello. Il corpo nella sua interezza è il vero  spirito  capace di attivare l'unità, a partire da una consapevolezza sentita e non soltanto pensata. 

Lavorare sul corpo significa ancora oggi rafforzare la muscolatura, renderlo forte, esteticamente piacente. Tuttavia si tratta di un bisogno derivato dalla funzione cognitiva che richiede valore.  

Il valore è un prodotto del linguaggio, della comunicazione, dell'emisfero sinistro e come tale resta ancorato ad una parte della distinzione.  

Gli elementi stressogeni e le patologie da squilibrio energetico non vengono meno finché si resta nelle distinzioni di valore e finché non si coglie l'urgente necessità di stare nel corpo come unità sapienziale, humus (da cui la parola umiltà) quindi terra  da cui inizia e a cui torna la vita.    

Negli antichi testi taoisti ad un certo punto troviamo scritto: "All'origine c'è lo yin".  Poi c'è lo yang e poi c'è l'unità della differenza e poi i diecimila esseri. 

Se questa consapevolezza, anziché essere fagocitata dal cognitivo che ideologizza, si affida al corpo come sapienza, si ottiene  il ritorno alla vita dimenticata nelle scartoffie della mente separata dal cuore. 

Scrivi commento

Commenti: 0